VI RICORDATE GLI HARMONY?
Di Serena
Vi è mai capitato che leggendo un romanzo si aprisse un cassettino della vostra memoria rimasto chiuso per tanto tempo? A me è successo ultimamente, leggendo il bellissimo libro di Serena Bortone “Le dirimpettaie”. Gli appartamenti e i pianerottoli di un’elegante palazzina romana diventano luoghi di incontro, di confidenze e di sostegno reciproco di un gruppo di amiche. Questo mi ha fatto subito pensare a un gruppo di donne che ho conosciuto e osservato a lungo quando ero solo una bambina. Sto parlando di mia nonna Rina e delle sue vicine di casa: tutti i pomeriggi di bel tempo si incontravano sotto il portico della casa della signora Teresita. Sotto quel portico il pomeriggio passava sereno tra chiacchiere, lavori a maglia e letture. Sì, perché mi sono ricordata un particolare bellissimo relativo a quei momenti: mia nonna e le sue amiche passavano ore in silenzio leggendo una accanto all’altra. Mentre io giocavo con il cane e il gatto, loro sfogliavano questi libretti bianchi con immagini di copertina dai colori sgargianti che ritraevano uomini affascinanti e donne bellissime: si trattava della Collezione Harmony.
Che in quei libri ci fosse qualcosa di intrigante e quasi segreto lo capii al volo all’epoca, perché mia nonna e le sue amiche li leggevano in mia presenza, ma senza parlarne. Una volta terminate le letture, si scambiavano i libri, quasi un rito di condivisione.
QUANDO GLI HARMONY ENTRARONO NELLE CASE ITALIANE
Gli Harmony arrivarono in Italia nel marzo del 1981, nati dall’incontro tra la casa editrice canadese Harlequin Enterprises e Mondadori. La campagna di lancio prometteva alle lettrici di «sognare a libri aperti»: poche parole che racchiudevano perfettamente lo spirito della nuova collana. Erano romanzi brevi, pubblicati con regolarità e facilmente reperibili in edicola, capaci di trasformare la lettura in un appuntamento atteso. Potremmo definirli “narrativa romantica seriale”.
Le storie seguivano una formula riconoscibile: un incontro, un amore contrastato, ostacoli e incomprensioni, fino all’immancabile lieto fine. Proprio quella familiarità, però, non ne diminuiva il fascino. Le lettrici sapevano quale emozione stavano cercando e gli Harmony mantenevano la promessa, conducendole ogni volta in luoghi lontani e dentro vite avventurose. I titoli evocavano incontri inaspettati, passioni proibite, fughe e seconde possibilità.
Il successo fu immediato e in larga scala. Fu così che Harmony contribuì ad ampliare il pubblico dei libri, raggiungendo anche donne che non frequentavano abitualmente librerie e biblioteche. Gli Harmony entravano nelle case, si collezionavano e spesso passavano da una lettrice all’altra.
Nel tempo la grafica è cambiata, seguendo l’evoluzione del gusto e della rappresentazione dell’amore e gli Harmony sono in vendita anche oggi, pubblicati da Harmony Editore, brand di HarperCollins Italia. Segno che il fenomeno rappresentato da questi libri non si è esaurito con il passare degli anni.
Per scrivere questo articolo mi sono procurata edizioni diverse, alcune risalenti a oltre 40 anni fa: quelle vecchie copertine conservano ancora un fascino particolare. Guardarle significa ritrovare non soltanto un modo di raccontare il romanticismo, ma anche l’immaginario e i desideri delle donne che sono vissute in un’epoca passata.
IL PREGIUDIZIO VERSO IL ROMANZO “ROSA”
Gli Harmony appartengono alla categoria dei romanzi che più ha subito il pregiudizio che da sempre investe i libri scritti da donne per le donne.
Il successo degli Harmony è indiscutibile, la lettura degli Harmony è stata un vero fenomeno di costume che ha interessato generazioni. Mi è bastato fare qualche domanda alle signore che incontro in giro, dalla parrucchiera o nei negozi, per scoprire che quasi tutte hanno dei ricordi legati a questi tascabili: chi racconta di aver letto il primo di nascosto, chi dice di averne avuta una bella raccolta in casa. Tutte ne parlano con entusiasmo e un po’ di nostalgia. E devo dire che anche diversi uomini li ricordano con piacere nella libreria di casa o sul comodino della mamma. Ma per la cultura cosiddetta “alta” si trattava di un genere troppo semplice, prevedibile e sentimentale per essere preso davvero sul serio. Per molto tempo tutto ciò che era destinato prevalentemente a un pubblico femminile è stato facilmente liquidato come frivolo o poco importante.
Oggi penso sia giunto il tempo di riconoscere che il romanzo “rosa” ha dato voce a desideri, fantasie ed emozioni condivise da milioni di donne, creando inoltre un’abitudine alla lettura. Forse è proprio questa la contraddizione più interessante: libri tanto sottovalutati dalla critica quanto amati, cercati e scambiati dalle lettrici.
Immagino che per la generazione di mia nonna, nata nel 1922, gli Harmony abbiano avuto lo stesso valore che per noi Millennials ha avuto la serie tv Sex and City. Finalmente le donne potevano trovare una parentesi tutta per sé: uno spazio privato ritagliato tra le incombenze della giornata, nel quale fermarsi ed essere finalmente protagoniste dei loro desideri, esplorare nuove sfaccettature delle relazioni con gli uomini, sognare storie d’amore travolgenti e avventure impossibili. Tutte cose che avevano rappresentato un tabù per lungo tempo.
Mentre scrivo ho qui un Harmony del 1983, nella prima pagina ingiallita dal tempo c’è scritta la promessa che Harmony fa a tutte le sue lettrici: “Per Harmony amicizia significa darti appuntamenti tutti i mesi, viaggiare insieme per tutto il mondo, tenerti sempre compagnia, tirarti su quando sei un po’ triste, farti entrare in punta di piedi nel cuore dei protagonisti, dividere con te la felicità, cullarti mentre sogni a libri aperti, essere disponibile sempre ogni volta che lo desideri. Per Harmony amicizia significa...volerti bene!”
E voi avete dei ricordi legati agli Harmony? Vi aspetto nei commenti!